sabato 6 luglio 2013

Fenomenologia dell'annuncio di lavoro italiano

Rieccomi in madrepatria dopo 9 lunghi mesi di lavoro come insegnante di italiano all'estero. Come giusto che sia, è arrivato il momento di mettersi alla ricerca di un impiego, anche provvisorio, in attesa di decidere una strada definitiva della mia vita. E consapevole di appartenere a tutte le classi più svantaggiate di questo paese: donna, del Sud, sotto i 30 anni, con laurea umanistica, da genitori non ricchi. Peggio di così, insomma, è difficile poter stare.
http://video.corriere.it/widget/players/player_tv_video_iFrame.shtml
Ciò che mi ha colpita in negativo di questa estenuante ricerca è l'assoluta trascuratezza con cui i datori di lavoro del Bel Paese curano i propri annunci di lavoro. Il tiro si è leggermente aggiustato rispetto a un paio di anni fa, ma resta comunque un problema molto molto diffuso. Qualcuno potrà pensare “cosa c'entra questa riflessione personale in un blog che tratta di lingua, cultura e traduzione?”. Invece c'entra moltissimo, perché è proprio della lingua in cui gli annunci sono formulati che stiamo parlando. Una lingua completamente inventata, che non esiste nel mondo degli uomini, che rende completamente incomprensibili gli obiettivi dell'inserzione.
Per fortuna, ho scoperto di non essere la sola a non capirci assolutamente nulla nel 90% dei casi. Il sito internet Lavoratorio distribuisce gratuitamente un interessantissimodocumento PDF in cui si elencano le carenze delle inserzioni nostrane e prova anche a spiegarne le origini scatenanti.

Riassumendo brevemente, i problemi fondamentali sono:
- la mancanza di presentazione reale e concreta dell'azienda: fin troppe volte ci ritroviamo di fronte ad annunci anonimi o con descrizioni vaghe e fumose. Tolto il caso in cui a pubblicare l'annuncio è una agenzia interinale, che è obbligata all'anonimato, in tutti gli altri casi questa pratica è assolutamente deleteria, e non solo per chi riceve il messaggio, che non ha la possibilità di capire cosa effettivamente deve fare per 8 ore al giorno, ma soprattutto per l'azienda stessa. Le aziende si lamentano spesso di essere inondate di curricula, di cui nessuno rispecchia effettivamente le loro esigenze. Prima di prendersela con chi spara curricula a caso, forse sarebbe il caso che questi signori capiscano che il gap comunicativo che creano non presentandosi genera una confusione tale che il lavoratore, confuso, nel dubbio si incoraggia con un “tentar non nuoce”. Personalmente, trovo l'anonimato un atto 1. di tracotanza da parte dell'azienda, che pensa non essere tenuta a “concedersi” al lavoratore, vedendo il dipendente ancora come un limone da spremere piuttosto che puntare sull'attrattività della propria azienda agli occhi dei dipendenti, e 2. un atto poco serio: chi non ha niente da nascondere non vedo perché dovrebbe farlo! L'impressione che la cosa mi dà è tutt'altro che positiva, anzi, mi sembra quasi che l'azienda stia tentando, in qualche modo, di lanciare l'amo e sperare che il pesce giusto abbocchi. Ho sempre il sentore che dietro ci sia una fregatura. Daltronde, non avere strumenti per informarmi sull'azienda mi fa immediatamente perdere interesse in qualunque tipo di lavoro vogliano offrirmi.
- Un linguaggio oscuro ricco di tecnicismi in lingua inglese. Questa è la parte che più odio in assoluto di un annuncio di lavoro. Conosco l'inglese meglio di una buona fetta di popolazione italiana, eppure io non ci capisco nulla. Molte aziende giustificano questa pratica affermando che l'uso di tecnicismi veicoli un messaggio che può essere recepito solo agli “addetti al mestiere", e dunque restringere in un colpo solo il campo di candidati, facilitando la candidatura dei soli candidati ideali. Non si accorgono, invece, che il caos creato nella testa di tutti gli altri genera quell'effetto di “candidatura random” di cui spesso sono i primi a lamentarsi. Se a questo aggiungiamo il fatto che questi effluvi di anglicismi sono spesso soltanto pseudo-tecnicismi, parole usate a caso senza cognizione o, peggio ancora, parole con una validissima traduzione italiana (venditore, telefonista, impiegato...) a cui viene però preferita la variante inglese per conferire un finto prestigio a un lavoro che non lo ha. È normalissimo e dignitosissimo lavorare come impiegato, non capisco perché ormai ci dobbiamo mettere “manager” in ogni salsa solo perché fa più figo.

A tal proposito, il condivisibilissimo punto di vista di Beppe Severgnini.


- Un altro punto su cui vorrei soffermare la mia attenzione è poi il concetto di descrizione del lavoro. Gli annunci italiani mancano quasi del tutto di una vera descrizione dettagliata di cosa concretamente un dipendente dovrà fare in azienda. E questo credo sia davvero l'aspetto peggiore di tutti, perché non permette minimamente, a noi che cerchiamo, di operare una selezione tra offerte “buone” per noi e offerte da scartare. Un back office manager porta i caffè e fa le fotocopie o si occupa di finanza? Risponde al telefono o svolge pratiche amministrative? Questo elemento, combinato con l'anonimato dell'azienda, crea un mix a dir poco letale.

- in ultimo, la questione paga. Facendosi un giro tra annunci esteri, noterete che la retribuzione lorda non manca nell'annuncio in un buon 80% dei casi. Cosa rarissima qui da noi.


Mi rammarica insomma dire che tutto questo avviene quasi solo in Italia. Confrontiamo un annuncio di lavoro inglese:

The company is a small independent video-syndication firm operating in the media and marketing field that supplies entertainment related TV and news coverage to worldwide broadcasters. The core business is video distribution and business development.
Job Title: Sales and Marketing assistant and/or It Assistant
Location: London
Starting time: September
Role’s Main Purposes, Tasks and Duties
The intern will be contributing to the process of improving the services of the company by working on its digital platform. The intern will be involved in the daily routine of the video-publishing and he/she will also be required to carry out marketing researches and business development duties, trying to find new clients, and developing the relationship with the existing ones.
Trainee’s profile (Qualifications, Knowledge, Skills, Interests & Experience)
Degree in: Marketing, Economics, Communication, IT and Languages
Essential
-knowledge of marketing and media fields
-team and individual working skills
-Reliability and commitment to the company
-Fast learner, outgoing, with easiness on the phone
-Organized, motivated and enthusiastic
-PC skills: email, office (word, excel), internet search, and basic knowledge of how to
use a PC.
Desirable
Languages skills (other than English)
Language skills required
English: ≥ C1 (Common European Framework)
The intern must be able to have conversations in English on the phone

con un annuncio italiano:

assistant restaurant manager - Pescara, Abruzzo
Per importante azienda del settore della ristorazione stiamo cercando un assistant manager ristorazione con esperienza maturata nell`ambito. ricerchiamo candidati specializzati nella gestione dei servizi turistici o con un diploma di scuola alberghiera, con predisposizione ai rapporti interpersonali, orientati al problem solving e con ottime doti organizzative e gestionali. Si richiede disponibilità a spostarsi sul territorio nazionale per attività di formazione.

Smaliziata ormai dalle settimane di "esperienza" con questo genere di linguaggio, mi pare di capire che qui cerchino un cameriere o un cuoco... forse...


“Nel dubbio, mandiamo 'sto CV”.  

martedì 19 marzo 2013

Tributo a San Patrizio

Dopo una lunga assenza dovuta a sconvolgimenti radicali della mia esistenza, eccomi qui a parlarvi, pochi giorni dopo il 17 Marzo, della festa di San Patrizio, santo patrono dell'Irlanda nonché festa nazionale molto sentita presso il popolo irlandese sia in patria che in tutto il mondo, data la grande percentuale di irlandesi emigrati in altre nazioni (si parla infatti di una vera e propria Diaspora irlandese).
Questo fattore, unito al grande successo che la cultura irlandese sta acquisendo su scala internazionale, ha fatto sì che negli ultimi anni anche il paesino più piccolo della Culonia abbia il suo irish pub con eventi in programma per la festa di San Patrizio.

Tradizione di questa festa è quella di fare delle parate o feste in piazza vestiti e pittati di verde (colore caro all'Irlanda, chiamata anche Emerald Island per la sua natura verde smeraldo) o travestiti da Leprechaun, una sorta di gnomo barbuto vestito di verde con un vistoso cappello: si tratta di un personaggio tipico del folklore e del mito celtico. Sono soliti essere raffigurati nell'atto di aggiustarsi una scarpa (una delle origini del nome, si ipotizza, è proprio leith - metà e bróg- scarpone) o con un pentolone pieno di monete d'oro.

Una curiosità su questa figura è il fatto che, sebbene l'iconografia moderna sia piuttosto fissa, pare che in precedenza questo folletto abbia avuto più iconografie differenti dipendentemente da quale zona dell'Irlanda la produceva. Pare addirittura che in alcune aree dell'isola il Leprechaun portasse vestiti rossi.

La prima parata in Irlanda per la festa di San Patrizio risale al 1931, dopo che, nel 1903, un emendamento legislativo aveva ufficializzato la festa. Oggi, la parata si è trasformata in un vero e proprio festival culturale e di promozione della cultura irlandese nel mondo (quindi con balli, canti e arte della tradizione), dura circa 3-4 giorni ed è più o meno così:


Per la festa di San Patrizio, persino la birra, tanto amata dagli irlandesi, si "traveste" di verde. Per riprodurla in casa, basta aggiungere 3-4 gocce di colorante alimentare alla vostra pinta di lager!



Il verde è non solo il colore dell'Irlanda, ma soprattutto il colore del Saint Patrick's Day, poiché la figura di questo santo è particolarmente legata a un aneddoto: pare che San Patrizio, missionario che ha convertito i celti al cattolicesimo, abbia utilizzato proprio un trifoglio (Shamrock), così abbondanti sul suolo irlandese, per spiegare alle popolazioni locali il complicato e contraddittorio concetto della Trinità. Il trifoglio, come Dio, sarebbe infatti uno e trino. Oggi, lo Shamrock è un vero e proprio simbolo nazionale.


Sapete tutti che l'inglese è la prima lingua parlata in Irlanda, dopo una lunga storia di colonizzazione da parte degli inglesi. La lingua antica e tradizionale di questo popolo è però l'irlandese o gaelico. Nonostante quasi nessuno parli questa lingua, dopo l'indipendenza irlandese il governo ha fatto molto per promuovere, diffondere e conservare la conoscenza di questa lingua: oggi infatti si insegna regolarmente nelle scuole in modo obbligatorio, e tutti gli atti ufficiali dello stato e segnaletica stradale sono obbligatoriamente bilingue.
A proposito di questa interessantissima lingua, è apparso recentemente un articolo su TheWeek.com riguardante otto curiosità che non sapevi sulla lingua irlandese. Riporto gli otto punti tradotti e riassunti qui sotto:

1. Il nome della lingua è "irlandese" e non "gaelico"
"Gaelic" è il nome della lingua in irlandese, "Irish" è il nome corretto di questa lingua in inglese. [Irlandese è il suo nome corretto in italiano n.d.t.]

2. Non esistono le parole "sì" e "no"
La risposta affermativa o negativa si esprimono solo con la negazione del verbo. In pratica, alla domanda "hanno venduto la casa", un irlandese può rispondere "l'hanno venduta" o "non l'hanno venduta". In irlandese:


Ar dhíol sian an teach?
Dhíol.
Níor dhíol.


3. L'ordine sintattico è VERBO-SOGGETTO-OGGETTO
Quindi, "noi facciamo i compiti" sarebbe in irlandese "facciamo noi i compiti". Solo il 9% delle lingue nel mondo possiede una costruzione sintattica così singolare.

4. Le parole usate per esprimere i numeri sono diverse a seconda si parli di essere umani o non.
La lingua irlandese possiede, a livello linguistico, tre sistemi di numeri: uno è quello per parlare dei numeri come entità astratte, quindi per fare operazioni di matematica e cose così. Un secondo per contare esseri umani, un altro ancora per contare altri esseri o cose inanimate.
In pratica la parola "tre" nel sintagma "tre ragazze" sarà diversa da quella usata nel sintagma "tre cavalli".


5. L'inizio di una parola dipende dal contesto verbale in cui si trova.
La stessa parola, in pratica, subirà alcune variazioni nelle prime lettere in base alla condizione di trovarsi preceduta da un pronome, da un numerale o da una preposizione e così via. Generalmente, i sostantivi delle lingue subiscono variazioni nella desinenza e praticamente mai all'inizio. L'irlandese richiede entrambi i tipi di variazione. Che gran casino!

6. Ma, almeno, ha solo 11 verbi irregolari.
L'inglese ne ha più di 80, l'italiano ne ha diverse centinaia (vi prometto che faccio una ricerca precisa su quanti). A confronto, l'irlandese sembra davvero facile nelle sue coniugazioni!

7. Ha lasciato una forte impronta nell'inglese parlato in Irlanda.
Molte espressioni e modi di dire in inglese usati in Irlanda non esistono nel resto dello U.K. Molte costruzioni sintattiche sono appunto un calco preciso dall'irlandese, ad esempio:
"I'm after eating my breakfast " (I just ate my breakfast)
"I gave out about the terrible service" (I complained/told them off about the terrible service)


8. E' possibile (ma non facile) riuscire a fare un viaggio in tutta l'Irlanda parlando solo in irlandese.
Il regista irlandese Manchàn Magan ha realizzato questa opera in forma di documentario (che si chiama No Béarla - No English), in cui viaggia per tutto il Paese tentando di comunicare con i locali solo attraverso l'irlandese. Tra i tanti rifiuti e l'indifferenza, però, riesce a trovare sempre qualcuno disposto a parlare con lui e aiutarlo. Trovate il documentario qui.



A questo punto io però mi chiedo un'altra cosa, e cioè, sarà mai possibile fare un giro d'Irlanda parlando solo inglese? Anche con contadino più sperduto dell'interland? Qualcuno ha mai provato? :)


Chiudo postandovi due video di due canzoni italiane che parlano d'Irlanda. La prima è di Fiorella Mannoia, e si chiama "Il cielo d'Irlanda":

La seconda è dei Modena City Ramblers, dal titolo "In un giorno di pioggia". Ricordo quanto ho pianto su questa canzone al ritorno dal mio primo viaggio in Irlanda...

martedì 4 settembre 2012

Nabuyoshi Tamura

Dopo la pausa estiva rieccoci con le chicche su lingue, traduzioni e culture straniere. Oggi vi presento Nabuyoshi Tamura, il giapponese che negli anni 90' faceva da traduttore simultaneo al calciatore del Perugia Nakata. Non proprio un grande interprete!



Il commento dei gialappi è come al solito troppo divertente.

martedì 17 luglio 2012

Welcome to the World of Tomorrow su Punto Informatico

E' stata pubblicata ieri su Punto Informatico la mia traduzione dell'articolo di Frank Rieger Welcome to the World of Tomorrow, da me inserita anche in questo blog. La versione che troverete su PI è però leggermente differente da quella che ho pubblicato qui. Per la nuova versione corretta, revisionata e leggermente cambiata in alcuni paragrafi, mi sono avvalsa infatti della preziosa collaborazione di Tommaso Canepa, principalmente un informatico con un forte interesse sia per l'argomento trattato dall'articolo sia per l'arte traduttiva. I suoi consigli sono stati particolarmente utili soprattutto nelle parti più specialistiche e tecniche dell'articolo, dove la sua esperienza nel campo ha fatto la differenza tra una traduzione approssimativa e una davvero esatta. In generale si è trattata di una collaborazione onesta e molto proficua, in conclusione una esperienza assolutamente positiva, nonostante prima di allora fossimo dei perfetti sconosciuti l'uno all'altra.
Ringrazio inoltre Marco Calamari di Cassandra Crossing per l'opportunità dataci di rendere pubblico e divulgare su una vetrina eccellente come PI un articolo di così bruciante attualità e lucidità spiazzante.

Qui di seguito il link all'articolo:
http://punto-informatico.it/3563876/PI/Commenti/cassandra-consiglia-benvenuti-nel-mondo-domani.aspx

martedì 10 luglio 2012

Uranus

I doppi sensi, si sa, sono uno dei modi di giocare con la lingua più divertenti e popolari del mondo, in tutte le lingue. Voluti o non, questi scherzi riescono a strappare sempre un sorriso a chiunque proprio per la capacità di giocare sulla polisemia oppure sull'omonimia/omografia delle parole per sovrapporre un senso "serio" e reale a un altro indotto, generalmente ridicolo, provocatorio, o a sfondo sessuale, da cui scaturisce l'ilarità. In questo campo i titoli di giornale sono particolarmente esperti, da un lato perché i giornalisti ricercano appositamente il doppio senso per attirare lo sguardo e quindi l'attenzione dei lettori, dall'altro perchè l'estrema condensazione di senso tipica dei titoli unita con l'estrema sintesi che questa forma espressiva richiede possono portare più facilmente a disguidi dovuti alla sovrapposizione di significati; per esempio la rimozione delle preposizioni per questioni di brevità porta il lettore a dover immaginare la preposizione mancante, cosa che accende la creatività del lettore a ritrovare altri tipi di relazioni tra le cose diversi da quelli che lo scrittore sperava di provocare, generando così il doppio senso.

Di doppi sensi a metà strada tra storia e leggenda apparsi sui giornali nazionali o locali ce ne sono tantissimi. Scovarne la reale origine o attestarne l'autenticità è diventato, nonostante o proprio a causa dell'era di internet, pressoché impossibile. Tralasciando l'oltremodo celebre e noto immagino a tutti i lettori

 POMPINI A RAFFICA CARRARESE K.O.

 ve ne propongo altri, sempre a metà strada tra mito e realtà, più o meno noti. Ricordo che alcuni giravano anche tra i diari scolastici ai tempi della mia scuola media...

TROMBA MARINA PER UN QUARTO D’ORA

 PEDOFILIA: PENE FINO A 12 ANNI

IN CINQUECENTO CONTRO UN ALBERO, TUTTI MORTI

SI E’ SPENTO L’UOMO CHE SI E’ DATO FUOCO

FALEGNAME IMPAZZITO TIRA UNA SEGA AD UN PASSANTE

MILANO, TROVATO MORTO UN CINESE: E' GIALLO

Oltre a questi grandi classici nostrani, mi è capitato proprio ultimamente di documentarmi sullo stesso argomento in riferimento al giornalismo di lingua inglese, giungendo a risultati molto simili: doppi sensi soprattutto su morte o comunque sottilmente sadici, giochi di parole e pun di chiaro stampo umoristico, altri assolutamente non voluti. E sempre questa tendenza a oscillare in bilico tra bufala e verità. Tra i tantissimi titoli che ho trovato vorrei fare una classifica dei miei preferiti, eventualmente con una breve spiegazione (non è possibile optare per una traduzione nella maggior parte dei casi a meno che non voglia stare a preparare questo articolo per le prossime 2 settimane alla ricerca di traduzioni d'effetto). Ovviamente gli esperti anglofoni possono saltare le mie annotazioni senza alcuna pietà.



1. TYPHOON RIPS THROUGH CEMETERY. HUNDREDS DEAD

Questa non ha bisogno di commenti...





2. KICKING BABY CONSIDERED TO BE HEALTHY 

In questo caso mi sono serviti più secondi per capire il significato intenzionale di quello non voluto: qui il gioco è tra l'idea del bambino che scalcia nella pancia della madre e l'azione di prendere un bambino a calci. Quale delle due cose sia effettivamente più salutare lo lascio decidere ai genitori.





3.CHILD’S STOOL GREAT FOR USE IN GARDEN

Ok, ho scoperto di avere una predilezione per l'umorismo sui bambini: qui l'ambiguità è sulla parola "stool", che può significare "sgabello" oppure "feci".




4. THERE IS A RING OF DEBRIS AROUND URANUS

Questa piacerà a molti. L'equivoco nasce dalla spaventosa assonanza di Uranus con "Your anus"...





 

5. QUEEN MARY HAVING BOTTOM SCRAPED

Queen Mary è una nave, non un membro della famiglia reale! Grattare il suo "bottom" non è nulla di scandaloso.


6. REAGAN WINS ON BUDGET, BUT MORE LIES AHEAD

Tutti in politica mentono.... ma quel "lies" non voleva significare quello, bensì la terza persona del verbo "giacere".


 7. RED TAPE HOLDS UP NEW BRIDGE

Questa, devo ammetterlo, sono andata a cercarla sul dizionario... "Red tape" è un sinonimo di "burocrazia". Quindi laddove in realtà la "burocrazia frena la costruzione del ponte", quello che ci sembra di capire è che "del nastro adesivo rosso mantiene il nuovo ponte". Preferisco prendere il traghetto.





8.  ASTRONAUT TAKES BLAME FOR GAS IN SPACECRAFT

Non si può non ridere...



 

9. PANDA MATING FAILS – VETERINARIAN TAKES OVER

Il veterinario sembra "intervenire" in un modo un po' ambiguo nell'accoppiamento dei panda...





 

10. MINERS REFUSE TO WORK AFTER DEATH

I minatori ovviamente non rifiutano di lavorare dopo la "propria" morte, ma dopo la morte di un loro collega. Tipico caso in cui eliminare aggettivi, preposizioni e articoli può combinare grossi pasticci!



11. MAN STRUCK BY LIGHTNING FACES BATTERY CHARGE

In effetti dopo essere stati colpiti da un fulmine magari è possibile fornire elettricità in grado di caricare una batteria (non voglio sapere dove attacchereste la spina). Ma in questo caso "battery charge" significa "accusa di aggressione". Impossibile non cogliere il doppio senso prima del significato reale...



12. NEW STUDY ON OBESITY LOOKS FOR LARGER TEST GROUP

L'ambiguità sta in "larger" che in inglese non vuol dire solo "più grande" ma anche fisicamente "più grasso".

mercoledì 6 giugno 2012

Il "letto amplesso" dell'IKEA

TRANSLATION FAIL, TRANSLATION WIN

 

Proprio oggi è comparsa una curiosa notizia sul Corriere della Sera che racconta delle vicissitudini e dei perigli dell'azienda svedese di mobili IKEA alle prese con l'espansione del suo mercato in Thailandia. A quanto pare la ditta ha dovuto rivedere alcuni nomi, rigorosamente in lingue scandinave, dei suoi mobili per evitare imbarazzanti doppi sensi derivanti dalla traslitterazione in lingua thai. E così accade che il vasetto per piantine Jättebra potrebbe suonare a un thailandese come "pianta sesso", oppure il comodo letto Redalen, combinazione un matrimoniale a 2 piazze, potrebbe essere tradotto in thailandese come "letto amplesso". E così da 4 anni una equipe dedicata si impegna a passare in rassegna tutti i nomi traslitterati in thailandese e a cambiare nomi che potrebbero costituire imbarazzanti malintesi. Ma siamo proprio sicuri che il "letto amplesso" non possa riscuotere un enorme successo tra le coppie thailandesi in crisi? A me è già venuta un po' voglia di provarlo.

Tralasciando le facili ironie, meno accorti dell'IKEA, dove si lavora intensamente contro i doppi sensi, sono di certo i responsabili del settore della Kraft, i quali cambiando il nome della divisione globale riservata agli snack della grande azienda statunitense con "Mondelez International", non hanno tenuto conto di un piccolo particolare: la parola Mondelez suona terribilmente come "sesso orale", e non in una lingua di qualche sperduto staterello di mille anime, ma nella quinta lingua più parlata nel mondo: il russo. Ottima scelta per un brand che ha come suo primo obiettivo quello della diffusione su scala globale, vero?

I casi di cui sopra non sono gli unici ma sono esemplari del fatto che esportare il proprio prodotto all'estero è sempre una operazione complessa e variegata. In questo delicato processo il successo dipende anche, e spesso soprattutto, dalla qualità della traduzione e dell'adattamento semiotico-culturale delle descrizioni, del materiale informativo e pubblicitario, dei nomi.
Ma non solo: una esportazione di successo non può prescindere anche da altri livelli di "traduzione", che possono comprendere persino la modifica del prodotto stesso, per meglio adattarlo alle esigenze e alle aspettative della cultura target.


Questa singolare forma di "localizzazione" è esemplificata paradossalmente dalla stessa tristemente nota Kraft, nel caso dei biscotti Oreo. Constatando le vendite non incoraggianti nei paesi asiatici, a seguito di una indagine di mercato la Kraft si rese conto che il loro prodotto risultava essere "troppo dolce", troppo zuccherato per il palato dei consumatori orientali, decisamente più abituati a gusti più agrodolci e fruttati. Fu così che si prese la decisione efficace di introdurre altre tipologie di cookies esclusivamente per il mercato asiatico, tra le quali figurano ad esempio varietà al mango e al tè verde.


Altro caso interessante e, se vogliamo speculare ai precedenti, è quello del Kit Kat in Giappone. La barretta di cioccolato della Nestlè è uno dei pochissimi snack dolci occidentali ad avere davvero conquistato il mercato giapponese diventando uno dei leader del settore nel paese del Sol Levante. I motivi di questo successo sono variegati, e tutti hanno sicuramente a che fare con oculate scelte "traduttive" ma anche con una certa dose di "fortuna traduttiva".
La barretta Kit Kat infatti deve il suo successo a una felice coincidenza, diametralmente opposta alla sorte capitata ai mobili IKEA e alla Mondelez. "Kit Kat" suona alle orecchie di un giapponese molto simile alla espressione "Kitto Katzu", ovvero "vittoria sicura" o "riuscita sicura". Dal proprio canto, la Nestlè non si è fatta certo scappare la succulenta opportunità commerciale che poteva derivare da questa lieta combinazione. Tutti gli appassionati di anime e manga sapranno bene quanto gli studenti giapponesi si preoccupino dei loro risultati scolastici e siano spesso sottoposti a una non indifferente dose di pressione sociale e familiare ad ottenere successo negli studi. Ed ecco che prontamente la Nestlè produce e immette sul mercato, in concomitanza con i test periodici previsti dal sistema scolastico giapponese, delle barrette apposite per gli studenti, ad esempio con messaggi incoraggianti marchiati sul cioccolato rivolti a coloro che sperano ansiosamente di passare gli esami. Insomma, la barretta che ti porta fortuna e ti augura una "vittoria sicura".

Ma l'astuzia della azienda non finisce di certo lì. Come per gli Oreo, le varietà di Kit Kat disponibili esclusivamente per il mercato giapponese sono tantissime (molte più di quelle disponibili in occidente, questo dovuto ovviamente al suo incontrastato successo nipponico che incoraggia l'azienda a produrre di più per quello specifico mercato) e talvolta anche curiose, come le barrette alla soia, al wasabi e all'anguria.
Inoltre, per compiacere un pubblico giapponese sempre attento alle novità, alla ampiezza della scelta e alle differenziazioni regionali, le barrette di cioccolato Kit Kat vengono vendute in diverse varietà a seconda della zona o prefettura, della stagione dell'anno o del periodo, ad esempio in occasione di determinate festività.

Per conoscere alcune delle più di 200 varietà disponibili rimando ad un post nel blog Questo piccolo grande banzai, dove potrete scoprire anche la regione in cui determinate variazioni possono essere acquistate. Sicuramente da provare quando si "fa un break" in Giappone!
 

 Una chicca retro per concludere, ve la ricordate? Nel mio immaginario il Kit Kat è principalmente associato a questo spot.



martedì 8 maggio 2012

Shakespeare and Popular Culture



E' sicuramente uno degli autori, più letti, più amati, più odiati, e lodati del mondo. Ed è anche uno dei più citati. In una delle tante idee di blog che mi erano venute negli anni c'era anche stata quella di parlare dei vari riferimenti a Shakespeare nella cultura popolare, contemporanea. La cosa non è poi così poco pertinente con questo blog che alla fine ho creato, perchè che cos'è la citazione, il riferimento, se non una forma di traduzione, secondo Jakobson appunto una traduzione intersemiotica (una trasposizione in un altro medium comunicativo) oppure intralinguale, una riformulazione, una riscrittura?
E tra tutti gli autori esistiti penso non esista nessun altro ad aver ricevuto così tante parodie e rivisitazioni anche recenti. Oggi ve ne presento alcune tra le più simpatiche, legate quasi tutte esclusivamente a Hamlet.



1. The Shakespeare Insult Server

Ebbene sì, incredibile ma vero. Scegli tra decine di opzioni e potrai creare il tuo personalissimo insulto Shakespeariano. Peccato che dal 2005 non si possano più inviare gli insulti agli amici per email.
"Thou artless pox-marked coxcomb!". YEAH!



2. Hamlet in Klingon
Per tutti i nerd amanti di Star Trek e di teatro, una interessante rivisitazione di Shakespeare con una avvincente traduzione in Klingon, in una edizione limitatissima del 1996. Progetto creato dalla Klingon Language Insitute (è già incredibile che esista), l'idea è nata da una citazione presente in Star Trek IV: The Undiscovered Country (che ha un riferimento al monologo dell'atto III scena I già nel titolo, tra l'altro), che fa più o meno così:
"You have not experienced Shakespeare until you have read him in the original Klingon."

Tra i progetti del KLI figura anche una versione in Klingon di Much Ado About Nothing (Tanto rumore per nulla), di cui però si trovano meno informazioni. Che dire, non ci resta che sperare di vederlo rappresentato nelle nostre città.



3. Rosencrantz and Guildenstern are...
Lo sanno in molti, è stata una delle opere più geniali e moderne del 20esimo secolo. Ronsencrantz and Guildenstern are Dead di Tom Stoppard è una opera del 1964, che rivoluziona il classico Shakespeariano attraverso una semplice inversione dei piani (front stage e off stage) e delle conseguenti gerarchie della rappresentazione originale, trasformando quindi l'opera originale in una grottesca tragicommedia dell'assurdo in cui due personaggi secondari si ritrovano protagonisti di una storia che non gli appartiene, smarriti e manovrati come burattini inconsapevoli e imbrigliati in vicende più grandi di loro di cui non riescono a cogliere il senso, per poi essere buttati via per morire nell'indifferenza più totale. Un modo incredibilmente efficace di trasformare una tragedia dalle regole e strutture classiche in una moderna tragedia decostruita del nichilismo e dell'assurdo che esprime la banalità della vita e dell'azione tipica del teatro moderno.
 Pochi sanno però che esiste un film dal nome Rosencrantz and Guildenstern are Undead, ovvia parodia in chiave non-morta del classico Shakespeariano con citazione a Stoppard. Una parodia della riscrittura, insomma. La trama è quella di uno strano regista teatrale, guarda caso Rumeno, che vuole mettere in scena un'opera che porta il nome del titolo del film (riprendendo quindi anche l'idea del play within the play Shakespeariano), ma che crea ovviamente un sacco di morti in giro per la città. Un po' Theatre des Vampires di Anne Rice, un po' Shakespeare, questa opera sicuramente non può mancare nella videoteca degli amanti dei vampiri. Che questo film possa d'un tratto beneficiare del trend dei vampiri degli ultimi anni e delle ragazzine sbavanti per Twilight e arrivare al record di incassi? Chissà. Un tentativo lo farei.




 4. Ci sono una quantità incredibile di citazioni a Shakespeare nel mondo dell'animazione. Un esempio:



5. C'è una incredibile abbondanza di riferimenti Shakespeariani anche nel mondo dei fumetti, a cui magari dedicherò più attenzioni in altri post dedicati. Segnalo brevemente la presenza di Shakespeare e della sua compagnia come personaggi di Sandman di Neil Gaiman, con delle bellissime tavole su A Midsummer Night's Dream.
Oltre a questo faccio presente che la Rizzoli ha pubblicato qualche anno fa una edizione di Amleto con artwork per la copertina fatte dal fumettista italiano Giuseppe Palumbo (in foto qui sotto). In libreria non lo trovo, ma a quanto pare su internet si può comprare, su Amazon o sul sito della Rizzoli. Costa anche poco. Sicuramente la scelta giusta da fare in caso questo capolavoro manchi nella vostra biblioteca. La traduzione è di Baldini, quindi una traduzione storica sebbene ormai superata da altre ben migliori, ma con ottime introduzioni e cura da parte di Keir Elam.





6. Prince Charles's Soliloquy
Il 19 Dicembre 1989, chiamato a intervenire alla presentazione della Thomas Cranmer Schools Prise, il principe Carlo si lamentava del degrado della lingua inglese contemporanea accusando il sistema scolastico di prestare troppa poca attenzione alla conservazione di un inglese standard "alto". Per fare un esempio per dimostrare il grado di povertà dell'inglese parlato dalla gente comune del suo paese, il principe esordisce con un esilarante versione parodica in contemporary English del più famoso soliloquio di Amleto:

"Well, frankly, the problem as I see it at this moment in time is whether I should just lie down under all this hassle and let them walk all over me, or whether I should just say OK, I get the message, and do myself in. I mean, let's face it, I'm in a no-win situation, and quite honestly, I'm so stuffed up to here with the whole stupid mess that I can tell you I've just got a good mind to take the easy way out. That's the bottom line. The only problem is, what happens if I find, when I've bumped myself off, there's some kind of... ah, you know, all that mystical stuff about when you die, you might find you're still - know what I mean?"



7. Monty Python's Hamlet
Come al solito, difficile da classificare, una parodia a tutto il mondo moderno, dalla psicanalisi SU Amleto alla psicanalisi DI Amleto fino all parodia della psicanalisi in toto.Sempre divertenti e folli.